La rappresaglia iraniana ai massicci attacchi lanciati a partire dal 28 febbraio scorso da Stati Uniti e Israele continua a colpire gli asset dei Paesi alleati nella regione, compresi quelli italiani.

Nella notte un drone ha colpito la base di Camp Singara a Erbil, capitale della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. A dare per primo la notizia è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che in un messaggio pubblicato sul suo profilo X ha annunciato l’attacco contro la base, precisando che non si sono registrate vittime né feriti tra il personale militare.

L’attacco, che ha suscitato una forte ondata di preoccupazione da parte di tutte le forze politiche, è stato condannato con forza dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sempre su X ha affermato di essere “in costante contatto con i ministri Tajani e Crosetto per monitorare la situazione”.

Situata nei pressi dell’aeroporto di Erbil, la base di Camp Singara ospita attualmente 141 militari (prima della crisi erano circa 300) che operano nell’ambito dell’Operazione Prima Parthica, il cui compito principale è addestrare, assistere e supportare le forze curde e irachene, con capacità accessorie di protezione, supporto logistico e collegamento con la coalizione anti-Daesh e con la NATO Mission Iraq.

Camp Singara rientra in un’area militare più vasta che ospita anche forze statunitensi ed è situata in una zona strategica, vicino ai confini con Siria, Turchia e Iran.

Nonostante siano in corso accertamenti sulla dinamica dell’attacco, il ministro della Difesa Crosetto ha precisato che il drone sarebbe stato deliberatamente lanciato contro la base che rientra in un complesso con assetti NATO dove sono presenti anche gli Stati Uniti. Parlando al TG1 il ministro ha fatto presente che altri tentativi di attacco erano avvenuti nei giorni scorsi. Secondo i media curdi, nella notte sarebbero state colpite postazioni americane all’aeroporto di Erbil, che fanno parte della stessa area militare in cui si trova Camp Singara. Da parte sua, parlando ai giornalisti alla Farnesina, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha precisato che non è ancora chiara la provenienza del drone, osservando che l’ipotesi è che sia stato laniato da basi delle milizie sciite filo-iraniane. Tajani ha anche confermato l’esistenza di danni materiali alla base.

Proseguono gli attacchi con droni nel Kurdistan

Secondo quanto riportato dai media iracheni, gli attacchi sulla regione del Kurdistan sono proseguiti anche nella mattinata di giovedì. Altri tre droni sarebbero stati intercettati sopra le città di Erbil e al-Sulaymaniyah, ha riferito una fonte locale a Shafaq News.

La scorsa settimana, l’Iran ha dichiarato di aver lanciato più di 2.000 droni e oltre 600 missili contro postazioni statunitensi e israeliane nell’ambito della sua risposta su più fronti.

La risposta iraniana ha incluso anche attacchi condotti da gruppi allineati al cosiddetto “Asse della Resistenza” guidato da Teheran, comprese fazioni armate che di recente hanno preso di mira presunti asset statunitensi in Iraq, inclusa la regione del Kurdistan. Secondo un monitoraggio del media curdo Rudaw, fino a mezzogiorno di mercoledì quasi 250 droni erano stati diretti verso la regione del Kurdistan. Di questi, più di 200 droni e missili hanno colpito la provincia di Erbil, causando almeno quattro morti e 19 feriti.

Dopo Erbil le opposizioni chiedono a Meloni di tornare in Parlamento

Nell’Aula del Senato le opposizioni hanno chiesto alla premier Giorgia Meloni di tornare in Parlamento per aggiornare le Camere sugli sviluppi della crisi mediorientale dopo l’attacco della notte contro la base di Erbil.

Il capogruppo del Partito democratico (PD) Francesco Boccia ha parlato di “preoccupazione e solidarietà” ai militari e a tutte le persone presenti nella base, sostenendo la necessità di mantenere il Parlamento costantemente informato fino al Consiglio europeo della prossima settimana.

Sulla stessa linea anche Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), con Tino Magni che ha chiesto di “mantenere il Parlamento aperto”, mentre da Azione Marco Lombardo ha invitato maggioranza e opposizione a confrontarsi attorno a un tavolo comune davanti a un quadro internazionale che “richiede di andare oltre le polemiche di parte”.

Dai banchi della maggioranza sono arrivate espressioni di vicinanza ai militari italiani: la Lega ha ricordato che la presidente del Consiglio ha già fornito elementi nel dibattito avvenuto mercoledì alle due Camere e che sarà il governo a valutare tempi e modi di un nuovo aggiornamento, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno assicurato che l’esecutivo riferirà non appena sarà disponibile un quadro più chiaro di quanto accaduto.

[a cura di Simone Cantarini]

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